
Autori in cerca di editore - Le agenzie letterarie
Leggi il mio articolo riguardo i miei primi passi da autrice, alle mie esperienze con le agenzie letterarie e alla mia decisione di prendere la strada della pubblicazione indipendente.
AUTORI INDIPENDENTI
Beatrice Barone


Case editrici, agenti letterari, editor, impaginatori, EAP, crowd founding e self pubblishing. Oggi come oggi, trovare una casa alla propria storia è diventata un’odissea. Il mercato italiano è saturo di titoli e il rischio d’impresa sembra un concetto sempre più sconosciuto per questo settore.
Eppure le case editrici continuano a pubblicare.
Certo, ma cosa?
In un mercato dove sempre meno persone leggono è più semplice preferire autori già affermati o che hanno già consolidato il proprio seguito. Per questo motivo le CE preferiscono pubblicare l’ennesima biografia di anziché mettersi alla ricerca di nuove voci.
Il rischio è basso e la casa editrice potrà contare su una quantità sicura di copie vendute.
Sarà un successo editoriale? Probabilmente no, ma la casa editrice non ci perderà.
Assenza di rischio d’impresa.
L’autore che sogna a occhi aperti di vedere pubblicata la propria storia ne esce sconfitto, schiacciato nel profondo da silenzi assordanti ed e-mail con risposte automatiche. Si convince che il suo lavoro non è interessante perché nessuno si è degnato di rispondergli. La verità è che nessuno gli ha risposto perché quel pdf nel quale ha riposto sogni e speranze non è mai stato letto, perso nella corrispondenza di un indirizzo di posta generica.
Ciò che voglio dirvi è non abbattetevi, il duro lavoro premia sempre chi ci ha messo il cuore.


E se il percorso tradizionale non dovesse concretarsi, chi v'impedisce di perseguire altre strade? Esistono tante testimonianze di persone che hanno cominciato dal basso, facendo circolare le proprie opere prima sul web e solamente dopo attraverso una casa editrice. In effetti, non esiste percorso più democratico di questo.
Ma arriviamo a noi e agli argomenti d'interesse. Attraverso questi articoli voglio offrirvi uno spaccato di quella che è stata la mia esperienza e lasciarvi, laddove possibile, qualche valido consiglio.
Oggi parleremo del fantastico mondo degli agenti letterari e dove trovarli – scherzo, ovviamente, gli agenti letterari svolgono una funzione importantissima sia per l’autore sia per le case editrici.
Ma chi sono costoro e di cosa si occupano?
Gli agenti letterari sono dei professionisti che fanno da tramite tra l’autore e il mercato editoriale. Sono dei procacciatori di storie da destinare al mercato, per questo motivo anche il migliore tra gli agenti letterari non riuscirà mai a piazzare un titolo bellissimo ma che non dispone della cd commerciabilità.
Un agente che riceve un testo in valutazione bellissimo, scritto divinamente, ma invendibile, dovrebbe avere la franchezza di comunicarlo all’autore; sfortunatamente questo non sempre avviene.
Ma passiamo alla mia esperienza.
Il primo contatto che ebbi con un'agenzia letteraria è avvenuto diversi anni fa – anzi, dovrei direi parecchi anni fa.
Ma andiamo con ordine.
È il 2010. I ragazzi indossano jeans rigorosamente skinny, essere emo non è solo una moda ma uno stile di vita, a scuola i suggerimenti si lanciano ancora nascosti nei tappi delle penne, James Cameron batte un altro record della storia del cinema con Avatar, Katy Perry canta California Gurls, Zac Efron ha già fatto innamorare milioni di ragazze di età compresa tra gli 11 e i 17 anni – eccetto me e la mia migliore amica, noi restiamo fedeli a Brad Pitt – e tutti, dico proprio tutti, parlano di Twilight.


Il primo romanzo che scrissi fu un minestrone, da oltre un milione di caratteri, degli anime, libri e serie tv più popolari del momento. Ci tenevo tantissimo e con la testardaggine tipica di quell’età iniziai a far circolare il mio manoscritto. Isolai una rosa di editori che per generi e collane potevano essere interessati alla mia storia e partì. Poiché all’epoca la maggior parte delle case editrici ricevevano solo il cartaceo, capii in fretta che avrei dovuto trovare un metodo alternativo per non rimetterci troppe paghette.
Un giorno, navigando su internet, incappai nella figura dell’agente letterario e fra tutti ne scelsi uno. Presi i contatti, inviai il primo capitolo corredato da una breve biografia e sinossi e l’agenzia decise di rappresentarmi.
Anticipo subito che il minestrone fantasy da oltre un milione di caratteri non fu mai pubblicato; ciononostante, grazie al lavoro di editing svolto gratuitamente dell’agenzia, il manoscritto raggiunse diverse case editrici, alcune anche grandi. Fui molto vicina al traguardo: un editore si mostrò interessato all’acquisto dei diritti, ma ciò era subordinato alla divisione del romanzo in due parti.
Purtroppo per la me adolescente, la casa editrice si tirò indietro. Dopo la pubblicazione di Twilight, il mercato del genere young adult era esploso: per rispondere alla domanda gli editori avevano fatto incetta di titoli stranieri e adesso il mercato era saturo..


La vissi come una grande sconfitta, ma il mio agente seppe come confortarmi. Semplicemente, mi consigliò di scrivere di ciò che mi appassionava in prima persona perché solamente così sarei stata in grado di appassionare gli altri.
Molte persone ritengono che ambientare un romanzo a New York sia molto più intrigante che ambientarlo a Torino o a Genova, e a diciassette anni io ero fra queste. Non riuscivo a capire che prima di scrivere dovevo vivere, sperimentare, osservare.
Decisi che mi sarei presa una pausa dalla scrittura, un po’ per somatizzare il colpo e un po’ perché percepivo dentro di me questo deficit di esperienze.
Fu così che il tempo passò. Alle volte veloce, alle volte lento, ma passò. E più il tempo passava e più io cambiavo. Ciò che in me non cambiava, che invece restava costante, era la passione per la storia.
Decisi di rispolverare una vecchia idea avuta alle superiori e così mi rimisi a scrivere. Più andavo avanti nella stesura e più avvertivo che il desiderio che mi animava era mutato. Se da piccola era il traguardo della pubblicazione a spingermi, adesso era il piacere di riuscire ad avvicinare anche gli altri alla mia passione per la storia.
Fu così che entrai in contatto con la mia seconda e ultima agenzia letteraria.
Il manoscritto sottoposto a quest'agenzia era notevolmente diverso rispetto al minestrone fantasy da oltre un milione di caratteri. La mia scrittura era cambiata, l’introspezione dei personaggi migliorata, come anche la coerenza narrativa.
Una storia pronta, insomma.
L’agenzia lodò il manoscritto e mi prese nella sua scuderia di autori.
C’era però qualcosa che strideva, soprattutto memore della grande esperienza avuta in adolescenza con il mio primo agente letterario. L’agenzia rappresentava il testo ma quest’ultimo, a detta loro, necessitava di un editing il cui costo era a carico dell’autore.
Non sono una di quelle persone che condanna gli editing o le letture a pagamento; credo che un professionista debba essere pagato per i servizi che svolge e quindi sono stata ben disposta a pagare quei soldi. Il problema si presentò quando mi fu riconsegnato il testo. Non erano state fatte modifiche strutturali né di trama; ciò su cui si concentrò l’editor furono le “d” eufoniche e gli accenti, per lo più.
Una volta che il testo fu ultimato, l’agente partì con la campagna degli invii. Purtroppo la comunicazione iniziò male fin dall’inizio: scarsa reperibilità dell’agente, e-mail dal contenuto mai chiaro e tante - ma tante - vacue promesse.
L’esperienza con la seconda agenzia, come si può intuire, non è stata proficua; non tanto per non aver pubblicato ma quanto più perché, a differenza della precedente esperienza, non ho ricevuto nessun tipo di insegnamento.
Se la prima agenzia aveva chiarito che il manoscritto era diventato ormai poco appetibile per il mercato, la seconda agenzia aveva preso un titolo nella sua scuderia sapendo che difficilmente, per genere e lunghezza, sarebbe stato pubblicabile.
Rompo una lancia in loro favore: il libro è arrivato all’attenzione delle case editrici, alcune anche grandi, riscuotendo un discreto apprezzamento.
L’insegnamento che mi porto dietro da queste due esperienze, e che voglio condividere con tutti coloro che in questo momento stanno prendendo in considerazione l’idea di affidarsi a un agente letterario, è il seguente: fate attenzione a chi affidate il vostro lavoro, cercate informazioni sul professionista e poi chiamatelo per un breve colloquio telefonico. Accertatevi che collabori con editor professionisti e non sottopagati, che sappiano restituirvi un lavoro fatto bene. Dopodiché, senza peli sulla lingua, chiedetegli se il libro o il racconto che avete scritto è appetibile per il mercato editoriale. Ricordatevi che potreste aver scritto la storia più bella e coinvolgente, ma se le case editrici non stanno investendo nel genere nel quale si colloca la vostra storia difficilmente vi prenderanno in considerazione.
Una volta fatto tutto questo affidatevi al vostro intuito. Può questo professionista aiutarmi a promuovere il mio testo presso le case editrici? Se il vostro intuito vi dice sì, io non sono la persona che sconsiglia per partito preso le agenzie letterarie che richiedono un contributo per la lettura dell’opera, ma dovete capire se in primis loro stessi credono nella commerciabilità della vostra storia.
A tutti coloro che invece hanno già tentato la strada dell’agenzia letteraria senza risultati, voglio dire questo: il primo romanzo di Harry Potter è stato rifiutato da ben dodici editori diversi. Le motivazioni? Poco commerciale, troppo lungo e non adatto alla letteratura per bambini.
Se J.K. Rowling si fosse arresa ai primi 12 not interested oggi non avremo Harry Potter sugli scaffali delle nostre librerie.
Una storia potente e ben scritta vedrà sicuramente la luce e oggi abbiamo tanti mezzi per esprimere noi stessi.
Se le case editrici non ti rispondono come vorresti, molte volte non è colpa del testo ma della sua vendibilità. Si produce ciò che si vende, ma come si fanno a conoscere le potenzialità di un prodotto se non lo si produce e non lo si testa?
Oggi si può fare.
Puoi pubblicare la tua storia e lasciare che siano i gusti delle persone a decidere se vale la pena leggerla.
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